sabato 26 giugno 2021

INTERVISTA A GIULIA CALCATERRA

"COSI' VADO OLTRE I MIEI LIMIT"

di Francesco Sessa (fonte Gazzetta dello Sport)

Giulia Calcaterra ha iniziato a fare surf per passione. “È stato un processo casuale, senza seguire una tabella: mi sono affidata alle mie capacità. Sono una persona allenata e lo ero, ma sono consapevole che andando avanti ci debba essere un allenamento dedicato al surf”. Questo allenamento è rappresentato da Fitsurf, le cui metodologie sono state provate da Giulia in prima persona.

Ci racconti la tua esperienza con questo tipo di allenamento?

“Partiamo dal fatto che io mi alleno tanto, ma quando ho provato Fitsurf ho avuto a che fare con movimenti che non avevo mai provato prima. Mi ha stupito molto il focus sulla coordinazione, un tassello fondamentale nel surf ed essenziale per manovre e movimenti. Mi hanno colpito anche tutte le attrezzature e i test, molto interessanti perché non li avevo mai provati prima: in questo modo posso conoscere i miei limiti e, grazie alla tecnologia, capire dove sbaglio”.

Può essere un approccio interessante a prescindere dal surf?

“Sicuramente: per certi versi è un allenamento abbastanza vicino al fitness per quanto riguarda il corpo libero, alcuni movimenti vengono da lì. Ma il flow che si crea è unico, non annoia la mente. Per esempio: un conto è fare un minuto di addominali, un conto è variare continuamente i movimenti. In quest’ultimo caso la mente rimane attiva”.

Però poi sulla tavola è molto improvvisazione…

“Sulla tavola il tempo non esiste: nel momento in cui si fa il take-off non si capisce più nulla, il tempo è come se si fermasse. Ma i movimenti e il flow di Fitsurf aiutano a capire cosa bisogna migliorare e cosa ci manca: ad esempio come tenere i piedi e le braccia, come posizionare i piedi nel take-off, che postura adottare con le spalle. Questo percorso ti permette di migliorare aspetti che in acqua ci si mette molto a fare”.

Questo approccio dell’allenamento per il surf può raggiungere un pubblico vasto?

“Questa cosa deve arrivare a tanta gente e può arrivare a tutti. Con l’onda artificiale di Alaia Bay abbiamo visto che, grazie alla tecnologia e allo sviluppo, oggi una persona che ha paura di affrontare il mare e l’oceano può fare surf. La logica di Fitsurf mi sembra che vada in questa direzione: tutte le persone possono scoprire i propri limiti in rapporto al surf e possono migliorare anche a terra”.

Non c’è il rischio di togliere un po’ di imprevisto?

“Ma è una cosa che sta toccando tutti i settori. Oggi qualunque cosa è alla portata. Lo sport è per tutti, il mare è di tutti. Ora l’essere umano sta sviluppando strumenti per far provare a tutti certe emozioni: è una cosa meravigliosa. Io comunque penso che il surf rimarrà sempre per pochi: un conto è provarlo, un conto è farlo. Lo stile di vita che adotti con questo sport ti slega dalla tecnologia, è una cosa unica. Ma iniziative come l’onda artificiale e l’allenamento di Fitsurf sono fantastiche perché non escludono nessuno”.

E ora passerai gran parte della tua vita in Indonesia.

“Ho fatto una scelta di vita che è radicata dentro di me. Vengo da una famiglia legatissima al mare. Poi, viaggiando ho visto tanti posti e mi sono detta di voler avere un posto in cui sentirmi al 100% me stessa. In Italia mi sento al 50%: l’altra metà è tra le palme e le onde”.

Sempre con l’allenamento Fitsurf…

“Sicuramente: mi metterò sotto per lavorare anche su questo tipo di allenamento”.

 

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