Nell’universo del tempo sprecato uno spazio specifico, molto dilatato, è occupato da quello che non dedichiamo a noi stessi. Ci trascuriamo, ossessionati dall’ansia presentista di dover fare “tutto e subito”, e di una produttività da mantenere sempre alta, in famiglia, sul lavoro, nelle amicizie, a scapito di ciò di cui abbiamo bisogno come l’ossigeno, il tempo per sé stessi.
In questo gioco autolesionista, tutto a perdere, in prima fila ci sono le donne, alle quali oggi manca la conquista più necessaria: riprendersi il proprio tempo. Schiacciate dal triplo ruolo di mamma (con padri assenti o super impegnati), figlia (di genitori spesso molto anziani e non sempre autosufficienti), lavoratrice (in un mondo dove la competizione sembra non fermarsi mai), la donna rischia di restare schiacciata, sepolta, ogni giorno, in questa frenesia del tempo sempre poco. Non solo. Cova e somatizza, senza neanche accorgersene, i suoi sensi di colpa: ieri i doveri della maternità, oggi gli impegni per non trascurare un genitore che chiede sempre di lei, domani lo stress per una scadenza professionale che non ammette rinvii. E nel vortice di questo calendario, la donna smarrisce tutte le sue conquiste, la sua (presunta) emancipazione, fino ad azzerare perfino l’amor proprio, quanto di più prezioso abbiamo, tutti, dentro di noi.
Non avere tempo per sé stessi è una rinuncia, senza alcuna contropartita ragionevole e utile; è una cancellazione della propria identità, che si spegne nella cenere di un tempo che ci sfugge dalle mani, senza che riusciamo mai davvero a governarlo; è una perdita annunciata e reiterata di energie vitali, anche per stare con gli altri. Già, non si può stare bene con gli altri, se prima non si riesce a stare con sé stessi. E come spiegava Jean Paul Sartre <se sei triste con te stesso, vuol dire che sei in cattiva compagnia>.
In realtà, gli impegni, le responsabilità, le scadenze, che impediscono di racimolare il tempo per sé stessi, spesso diventano gli alibi che nascondono altre fragilità. Per esempio, non si ama la propria compagnia, e si cerca affannosamente quella degli altri. Non si prova alcun piacere a stare da soli, e l’incubo di questo senso di vuoto si affronta con la scorciatoia della rinuncia al tempo da investire in esclusiva sulla propria persona.
Eppure, sulla carta tutti percepiamo questo desiderio, anche se talvolta solo allo stato latente. Un Rapporto pubblicato nel mese di febbraio del 2026, e firmato dal Censis e Eudaimon, segnala che l’88,2 per cento degli occupati ritengono che “avere più tempo per sé stessi dovrebbe essere un diritto”. Un diritto che sprechiamo, innanzitutto perché facciamo fatica a riconoscerlo come tale.
Per risalire la china, si potrebbe partire da una semplice domanda da farsi guardandosi allo specchio: Quanto tempo dedicate a voi stessi? Ci avete mai pensato? Abbiamo il tempo che ci rincorre alle spalle, la fretta di concludere qualcosa secondo le scadenze, gli impegni da rispettare. E ancora: le responsabilità che sentiamo, sul lavoro e in famiglia, e i sensi di colpa. Tutto gioca contro noi stessi. Aggiungeteci anche la valanga tecnologica, quelle protesi elettroniche chiamate cellulare, pc, tablet, con mail e messaggi, telefonate ed sms, e vi rendete conto di quanto abbiamo smarrito il senso dell’intimità. La ricerca di una buona compagnia che non sia all’esterno di noi. Dedicare tempo a sé stessi significa anche non sprecare tempo, capire quando stiamo facendo cose inutili e superflue, che non alleggeriscono la nostra vita. E anche dare spazio ai propri desideri, senza reticenze, senza imbarazzi, e innanzitutto senza sensi di colpa.
Ritagliare più tempo per se stessi non è una scelta egoistica. Non è chiusura verso gli altri, il distacco e l’indifferenza. Al contrario, solo se riusciamo a stare bene in nostra compagnia, ad avere il tempo per noi, siamo disponibili ad accettare le relazioni. Diventiamo più aperti e più tolleranti. Un padre che si lascia schiacciare dal lavoro, dai problemi quotidiani della sua attività, dall’ansia per la carriera, non riuscirà mai ad avere l’equilibrio necessario per esercitare il ruolo di genitore. Un compagno affannato nell’eterna ricerca degli altri, non avrà mai l’energia vitale per fare crescere la relazione con la sua partner.
Ritagliare tempo per se stessi è essenziale per conquistare lucidità, senso critico, ed allungare lo sguardo fuori dal recinto, sempre agitato, del tempo presente. Abbiamo bisogno dell’essenzialità di un pensiero intimo, della distrazione di un attimo dedicato al nostro ozio o alla nostra passione più nascosta, della ricerca di un pensiero lungo, proiettato anche sul futuro.
E ritagliare tempo per se stessi è la migliore medicina contro il male oscuro della depressione e contro la bulimia dello stress e dell’ansia. Talvolta, cerchiamo nell’analista, nel lettino di un medico, la soluzione di un problema che abbiamo a portata di mano. Riprendiamoci il tempo, dunque, e con il tempo, recuperiamo il primo rapporto umano del quale abbiamo bisogno: quello con la nostra anima.
