a cura di Maria Giovanna Ciletti
Michele Fanelli nasce in Puglia ad Orta Nova nel 1906 da una famiglia di origini contadine, perché niente altro c’era a quel tempo nell’agro ortese se non i campi da coltivare col sudore della fronte.
Non fu per passione del camminare o del correre che entrò in contatto con la maratona, furono la sua voglia di riscatto, la fame di lavoro ed una testardaggine che oggi si riconoscerebbe davvero in pochi.
Ogni mattina Michele, sveglio ben prima dell’alba, si metteva in marcia e dalla sua casa di paese raggiungeva a piedi la città di Foggia in cerca di lavoro. Non pensiamo ai tempi di oggi, caliamoci nella memoria di allora, strade sterrate, pietre, polvere e caldo a cinquanta gradi che brucia pure il respiro. Michele con la forza di un toro marciava e marciava,scalzo, andata e ritorno, senza sosta, senza lamentele, fino al punto che di quel marciare si innamorò.
Dopo una breve parentesi lavorativa all’estero, come succedeva per molti a quell’epoca fece rientro al paese e continuò con la sua vita quotidiana, ma sempre marciando, tanto che cominciò a partecipare a gare provinciali e regionali. Ad ogni gara andava con le scarpe che un artigiano ortese, un certo Nicolino, gli aveva cucito a mano, certo all’epoca non c’erano calzature professionali come oggi e molto probabilmente neppure se le sarebbe potute permettere. La scalata fu rapida: Roma, Milano, Venezia, Il secondo posto agli italiani di maratona e un anno dopo le Olimpiadi di Los Angeles. In California ci arrivò dopo un viaggio di 15 giorni su un transatlantico con gli altri azzurri, sbarcò a New York e fece un lunghissimo viaggio attraversando tutti gli Stati Uniti in treno.
Nella gara partita dal Memorial Coliseum Fanelli si posizionò bene ma non sapendo dosare bene le energie ne sprecò molte all’inizio e concluse tredicesimo. Nella riunione post olimpica di Torino battè però tutti i partecipanti di ritorno dalle olimpiadi ottenendo un suo riscatto.
All’epoca lo sport non pagava così Michele in cambio de suoi traguardi sportivi ricevette solo l’opportunità di lavorare come custode dello stadio Zaccheria di Foggia.Fu costretto poi sempre dall’esigenza di un lavoro più remunerativo a trasferirsi a Torino, dove lavorò in fabbrica. Non perse mai il suo carisma, egli ogni giorno si recava a lavoro a piedi, 15 chilometri all’andata e quindici chilometri al ritorno. Fanelli si spense a Torino nel 1989.
Si racconta quasi come una leggenda nel paese natale di quella volta che ancora giovane e scapolo Michele gareggiò su una distanza di circa un chilometro con una giumenta guidata da certo Celestino. La gara fu aspra e repentina. Fanelli battè il cavallo di alcuni metri.Da allora, fu conosciuto nella sua terra come il giovane “che correva più del cavallo” e ad oggi il campo sportivo del paese è intitolato a suo nome.
