Lo sport offre ogni settimana occasioni reali, e protette, per imparare a riconoscere, tollerare e regolare ciò che si prova. L'OMS raccomanda a bambini e adolescenti, in media, almeno 60 minuti al giorno di attività fisica. I benefici vanno ben oltre il corpo: umore, ansia, sonno, autostima. A confermarlo, il prof. Aldo Grauso, docente di Psicologia Sociale presso IUL, direttore Master I nuovi ausiliari del Giudice nel Diritto di Famiglia presso Unicusano , advisory board della LND – FIGC e coordinatore del tavolo tecnico sul bullismo promosso da Roma Capitale in sinergia con il MIM.
“Le revisioni scientifiche - spiega - concordano su un punto: lo sport organizzato fa bene alla salute mentale dei giovani, ma non tutti i contesti pesano allo stesso modo. Già una revisione sistematica del 2013 di Eime e colleghi osservava che lo sport di squadra risulta associato a esiti di salute migliori rispetto alle attività individuali, per la natura sociale della pratica. Lo conferma una recente revisione dell'Università di Newcastle. Tutti gli sport fanno bene, ma quelli di squadra mostrano benefici più forti e più consistenti”.
SQUADRA: IMPARARE A REGOLARSI INSIEME— Nel calcio, nella pallavolo, nel basket, la regolazione emotiva è prima di tutto relazionale. “L'errore si condivide, il gruppo sostiene, il capitano o l'allenatore aiutano a ripartire. Il mondo scientifico ha rilevato che gli sport di squadra aumentano in modo significativo il sostegno sociale percepito. Risultato: meno sintomi di disturbi mentali comuni e meno ideazione suicidaria rispetto ai coetanei inattivi. Sono dati trasversali, quindi indicano un'associazione e non una causa, ma vanno nella stessa direzione. C'è poi un aspetto - aggiunge Grauso - che riguarda la prevenzione. Un gruppo che funziona educa alla cooperazione e non alla sopraffazione, ed è un fattore protettivo contro isolamento e bullismo”.
INDIVIDUALE: IMPARARE A REGOLARSI DA SOLI— Anche lo sport individuale ha le sue peculiarità in termini di sostegno psicologico e regolazione emotiva. “Nel tennis, nel nuoto, nell'atletica o nelle arti marziali, il ragazzo non può dividere il peso del risultato. Potrebbe identificarsi totalmente con la prestazione. Qui, il ruolo dell'adulto di riferimento è decisivo, perché sarà con lui, e attraverso di lui, che imparerà ad avere fiducia nelle proprie capacità. Il percorso verso la resilienza è dunque diverso: nella squadra passa soprattutto dal sostegno sociale; nello sport individuale, dal rafforzamento dell'autoefficacia. In entrambi i casi si parla di una maggiore resilienza psicologica”.
IL CONTESTO— Allenatori, compagni, famiglia. Sono loro i fattori più importanti nel legame tra sport e salute mentale. “Conta più il contesto della disciplina. Non esiste lo sport "migliore" in assoluto. Un ragazzo isolato può trovare nel gruppo la porta verso gli altri; uno molto sensibile al giudizio può avere nello sport individuale uno spazio per misurarsi con sé stesso, a ritmo proprio. In entrambi i casi - assicura l’esperto - un allenatore che premia l'impegno, normalizza l'errore e ascolta fa più prevenzione di mille slogan”. Secondo Aldo Grauso la sfida passa anche per i genitori. “Se vogliamo che lo sport faccia bene ai giovani, dobbiamo smettere di misurarlo solo in vittorie. Dopo ogni allenamento e ogni gara, chiediamogli non soltanto com'è andata?, ma come ti sei sentito?. È una domanda semplice, e allena una competenza che servirà ai ragazzi molto più a lungo di qualsiasi classifica”. È la stessa convinzione che guida il lavoro coordinato da Grauso a Roma sull'educazione emotiva nelle scuole. Il protocollo di Comunicazione Circolare Emotiva parte da un principio semplice: ciò che si nomina si può regolare. “Ogni mattina, nelle classi aderenti, bambini e ragazzi indicano il proprio stato d'animo su un cartellone aptico, "Come ti senti oggi?", e lo comunicano subito all'insegnante. Una volta a settimana, almeno un'ora è dedicata a conoscere davvero le vite dei ragazzi. Nella prima sperimentazione, lo scorso anno scolastico, le scuole hanno segnalato un netto miglioramento delle relazioni tra bambini e tra classi, a partire dalla completa assenza di episodi di bullismo”. Ora il progetto riparte con un numero quadruplicato di istituti di Roma Capitale. Il filo che lega scuola e sport è lo stesso: un luogo in cui l'emozione può essere detta, accolta e trasformata, anziché nascosta o agita.
