giovedì 11 giugno 2026

FASCITE PLANTARE

NON BASTA SOLO IL TRATTAMENTO 

(fonte Gazzetta dello Sport)

La fascite plantare è una delle cause più comuni di dolore al tallone, spesso legata al sovraccarico della fascia plantare, la struttura fibrosa che sostiene l'arco del piede. Questo problema può diventare cronico, e in questo caso la situazione si complica e anche le terapie tradizionali rischiano di non sortire lo stesso effetto. Negli ultimi anni, accanto alle terapie tradizionali, si è fatta strada una nuova tecnica mini-invasiva di radiologia interventistica: l'embolizzazione trans-arteriosa della fascite plantare.

 Lo ha spiegato il professor Luca Maria Sconfienza, Responsabile dell'Unità Operativa di Radiologia Diagnostica e Interventistica dell’IRCCS Ospedale Galeazzi - Sant’Ambrogio e Professore Ordinario di Diagnostica per immagini presso l’Università degli Studi di Milano.

"Le tecniche per trattare la fascite plantare sono varie e tutte con efficacia abbastanza variabile” spiega Sconfienza: “Tradizionalmente perdere peso per i soggetti in sovrappeso e ridurre il sovraccarico sono gli obiettivi principali. La fascite plantare è causata da un sovraccarico e l'obiettivo principale è quello di ridurlo. Questo si può fare con dei plantari, con delle calzature idonee, e quando non sono sufficienti si passa ad altre terapie. Spesso si utilizzano le onde d’urto, con un buon beneficio. Si possono fare delle infiltrazioni, con delle iniezioni di sostanze intorno alla fascia plantare, anche queste in alcuni casi con beneficio. Si può fare fisioterapia, ionoforesi, ci sono tantissime terapie che si possono fare e una buona parte di queste ha un buon risultato, una buona riuscita. Ci sono però dei casi in cui la fascite plantare diventa una patologia cronica, e parliamo circa del 30-40% dei casi. E in queste situazioni non sempre si hanno delle risposte alle terapie tradizionali. C’è però una nuova terapia che si è dimostrata molto efficace anche nel contesto delle fasciti plantari croniche”.

La particolarità dell'embolizzazione trans-arteriosa per la fascite plantare è che non interviene direttamente sulla fascia plantare, ma su uno dei meccanismi che contribuiscono a mantenere il dolore: "Il trattamento è un po' particolare perché a differenza degli altri trattamenti non va ad agire direttamente sulla fascia plantare ma sulla vascolarizzazione che si crea quando il paziente ha una fascite. Quando si ha un sovraccarico – e questo vale per la fascite plantare, ma per quasi tutte le patologie tendinee o fasciali – si creano dei nuovi vasi, delle piccole arterie, e queste causano anche la crescita di piccoli nervetti che aumentano la sintomatologia dolorosa. Quindi l'obiettivo del trattamento è agire su questi vasi che si sono formati dal niente e quindi ‘spegnere’ la causa del dolore”.

Dal punto di vista pratico si tratta di una procedura mini-invasiva che viene eseguita attraverso una puntura a livello della caviglia. "Sul versante interno della caviglia passa una piccola arteria responsabile di portare il sangue nella zona della fascia plantare" spiega Sconfienza: "Attraverso questa arteria vengono inserite delle particelle molto piccole, delle vere e proprie microsfere, che vanno a otturare i vasi neoformati. Lo fanno temporaneamente, perché altrimenti chiuderemmo la vascolarizzazione della caviglia e del piede. Durano circa 30-40 minuti e questa interruzione temporanea è sufficiente per spegnere i mediatori del dolore. Ci sono dati che dimostrano un mantenimento dell'efficacia fino a tre anni. La procedura non è dolorosa. Si tratta semplicemente di una puntura, come se fosse un prelievo di sangue: l’intervento avviene in day hospital, poiché andiamo comunque a pungere un'arteria e quindi è necessario mantenere il paziente in osservazione per alcune ore per verificare che non ci siano sanguinamenti. Dopo il trattamento il paziente può tornare a fare quello che faceva prima e può tornare a casa sulle proprie gambe”. Diverso invece il discorso per quanto riguarda il beneficio clinico: "L'efficacia non è immediata. Generalmente dopo un paio di settimane si inizia ad avvertire una riduzione significativa del dolore, che poi tende progressivamente a diminuire fino a scomparire".

Per quanto benefico e funzionale, questo trattamento da solo non può bastare a guarire definitivamente dalla fascite plantare. Come spiega Sconfienza: “La fascite è il risultato di un sovraccarico del piede, quindi è su quel sovraccarico che bisogna intervenire. Possiamo fare tutte le terapie che vogliamo, ma se il piede continua ad avere un carico anomalo il problema tenderà a ripresentarsi. Per questo motivo il trattamento viene inserito all'interno di un percorso multidisciplinare: lavoriamo sempre in collaborazione con l'ortopedico che si occupa delle patologie del piede, con il fisioterapista e con il podologo, perché serve un approccio integrato. Un paziente sovrappeso dovrà perdere peso per ridurre il sovraccarico. Chi ha un appoggio scorretto del piede dovrà invece fare una valutazione podologica per redistribuire correttamente il carico. Il trattamento ci permette di spegnere il dolore. Se però non rimuoviamo la causa, rischiamo semplicemente di tornare al punto di partenza".


 

Post in evidenza

FASCITE PLANTARE

NON BASTA SOLO IL TRATTAMENTO  (fonte Gazzetta dello Sport) La fascite plantare è una delle cause più comuni di dolore al tallone, spesso le...