(fonte Gazzetta dello Sport)
A livello globale, l’obesità centrale, o pancia da grasso viscerale, riguarda circa il 41,5% degli adulti. Oltre 1 miliardo di persone nel mondo. “Ridurre il grasso viscerale rappresenta un importante obiettivo di salute”, ha sottolineato la nutrizionista Valeria Blasi. Si può eliminare? Sì, ma tenendo presente che “non esistono scorciatoie e che la sua diminuzione può richiedere tempi soggettivamente diversi. Possono influenzare significativamente i risultati: età, predisposizione genetica, assetto ormonale, qualità del sonno, livello di attività fisica e presenza di insulino-resistenza”.
A differenza del grasso sottocutaneo, il grasso viscerale è profondo, duro e rende la pancia tesa e sporgente. “È proprio quest’ultimo - avvisa l’esperta - a destare maggiore attenzione da parte della comunità scientifica, perché associato a un aumentato rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa, steatosi epatica e sindrome metabolica”. Ma come si può ridurre concretamente il grasso viscerale? “La strategia più efficace - avverte Valeria basi - non consiste nel seguire diete drastiche o restrizioni estreme, bensì nell’adottare un’alimentazione equilibrata e sostenibile nel tempo. A tavola non dovrebbero mai mancare verdure di stagione, sia crude che cotte, legumi almeno tre volte a settimana, pesce – in particolare quello azzurro – frutta fresca, olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi, frutta secca e semi oleosi nelle giuste quantità. Anche yogurt e kefir possono contribuire al mantenimento di un microbiota intestinale in equilibrio, sempre più riconosciuto come protagonista della salute metabolica. Al contrario, occorre limitare il consumo abituale di bevande zuccherate, dolci e prodotti industriali, snack confezionati, alcolici in eccesso, salumi, carni processate e alimenti ultra-processati ricchi di zuccheri e grassi di scarsa qualità. Più che il semplice conteggio delle calorie, è la qualità biologica degli alimenti consumati ogni giorno a fare la differenza.
Uno stile di vita sano— Uno degli errori più comuni è valutare esclusivamente il numero indicato dalla bilancia. “Il peso corporeo non sempre riflette ciò che accade a livello metabolico. In alcuni casi - sottolinea la nutrizionista - si possono perdere diversi chilogrammi senza ridurre in modo significativo il grasso viscerale; in altri, invece, si può osservare un netto miglioramento della salute metabolica anche con una perdita di peso modesta. Per questo motivo è utile monitorare anche la circonferenza vita e, quando possibile, effettuare una valutazione della composizione corporea”. Il problema non è soltanto la quantità di grasso accumulato, ma anche la sua qualità biologica. “Un eccessivo accumulo di grasso viscerale, favorito anche da un’alimentazione ricca di acidi grassi saturi come l’acido palmitico (presente soprattutto negli alimenti ultra-processati e nei prodotti industriali), può favorire alterazioni del tessuto adiposo viscerale e dei meccanismi che regolano il metabolismo energetico, oltre a produrre più molecole infiammatorie, favorendo insulino-resistenza, alterazioni metaboliche e aumento del rischio cardiovascolare”. Anche l’attività fisica svolge un ruolo fondamentale. “Le evidenze scientifiche dimostrano che l’associazione tra esercizio aerobico, come camminata veloce, corsa, bicicletta o nuoto, e allenamento di forza rappresenta una delle strategie più efficaci per migliorare la sensibilità insulinica, preservare la massa muscolare e favorire la riduzione del grasso viscerale”. Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il sonno e la gestione dello stress. “Dormire poco o vivere in una condizione di stress cronico può favorire alterazioni ormonali che contribuiscono all’accumulo di grasso addominale. Per questo motivo uno stile di vita sano non può limitarsi alla sola alimentazione, ma deve includere anche un adeguato riposo notturno e una corretta gestione dello stress quotidiano”.
