COMUNICATO STAMPA
Proteggiamo la pelle con creme solari, cappelli e abiti leggeri. Maquando arrivano le ondate di calore e aumenta il tempo trascorso all’aperto, raramente pensiamoche anche gli occhi possano subire gli effetti dell’esposizione prolungata al sole, ai raggiultravioletti e alle condizioni ambientali estreme. Eppure, caldo intenso, bassa umidità, vento, ariacondizionata, inquinanti atmosferici e radiazioni UV possono agire insieme e mettere sotto stress lasuperficie oculare, favorendo bruciore, irritazione, instabilità del film lacrimale e peggioramento deisintomi dell’occhio secco.A richiamare l’attenzione su questo tema sono recenti evidenze scientifiche che mettono inrelazione le esposizioni ambientali correlate al cambiamento climatico con possibili effetti sullasalute oculare.
Una revisione scientifica1 dal titolo Climate Change and Its Impact on OcularHealth ha analizzato l’impatto di alte temperature, radiazioni ultraviolette, inquinamentoatmosferico e ridotta umidità su diverse condizioni oculari, tra cui cataratta, occhio secco ealterazioni della superficie oculare. Una seconda revisione2, pubblicata su Ophthalmology andTherapy, ha evidenziato come fattori climatici quali temperatura, umidità, vento, altitudine e raggiultravioletti possano destabilizzare il film lacrimale, favorire l’evaporazione delle lacrime econtribuire all’infiammazione della superficie dell’occhio.“Le più recenti ricerche scientifiche suggeriscono che le esposizioni ambientali correlate alcambiamento climatico, incluse alte temperature, ridotta umidità, radiazioni ultraviolette einquinanti atmosferici, possano contribuire all’alterazione dell’equilibrio della superficie oculare,aumentando il rischio di dry eye disease, cioè occhio secco, e aggravandone la sintomatologia”,spiega Alessandra Balestrazzi, presidente dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO).Secondo la letteratura scientifica, le temperature elevate possono influenzare la stabilità del filmlacrimale: in particolare, temperature ambientali molto alte, soprattutto oltre i 40 °C, possono alterare le proprietà lipidiche delle lacrime e favorire l’instabilità del film lacrimale. Anche la bassaumidità rappresenta un fattore critico. “Quando l’umidità scende al di sotto del 30-40%, le lacrimeevaporano più rapidamente, il film lacrimale diventa instabile e aumentano bruciore, irritazione evisione fluttuante”, aggiunge Balestrazzi. “Anche vento, esposizione prolungata al sole e aria seccafavoriscono l’evaporazione lacrimale e possono peggiorare la secchezza oculare”.Il tema non riguarda solo il fastidio immediato. L’esposizione solare eccessiva, soprattutto seripetuta negli anni senza adeguata protezione, può contribuire a fenomeni di stress ossidativo, unmeccanismo coinvolto nell’invecchiamento cellulare. I raggi ultravioletti possono danneggiare lasuperficie dell’occhio, la cornea e il cristallino. L’American Academy of Ophthalmology ricordache l’esposizione ai raggi UV aumenta il rischio di cataratta, tumori oculari, escrescenze sullasuperficie dell’occhio e fotocheratite, una sorta di “scottatura” dell’occhio.“Le ondate di calore e il calo dell’umidità aggravano lo stress della superficie oculare”, sottolineaBalestrazzi. “Inoltre, l’impoverimento dello strato di ozono ha portato a un aumento dei livelli diradiazione UV-B che raggiungono la superficie terrestre. L’esposizione prolungata ai raggi UV-B èstata implicata nella formazione della cataratta. I dati epidemiologici provenienti dalle regioniequatoriali, dove l’intensità solare è naturalmente più elevata, riportano costantemente un’elevataincidenza di cataratta. L’assottigliamento dello strato di ozono indotto dal clima potrebbe ampliarequeste zone ad alto rischio”.“I gruppi più vulnerabili includono i lavoratori all’aperto, gli anziani e le popolazioni delle regionicon scarse risorse o alto livello di inquinamento”, precisa Balestrazzi. “Sono più esposti anche ipazienti con preesistenti disturbi della superficie oculare, le donne, soprattutto dopo la menopausa, iportatori di lenti a contatto e i bambini”.Attenzione anche a spiaggia, barca, montagna e piscina, dove la radiazione può arrivare non solodirettamente dal sole, ma anche per riflesso da acqua, sabbia, neve, cemento e superfici chiare. Inquesti contesti, l’occhiale da sole non dovrebbe essere considerato un accessorio estetico, ma unvero strumento di prevenzione. “Sono sempre più essenziali misure protettive come le lenti confiltro UV”, spiega Balestrazzi. “Indossare occhiali da sole che bloccano il 99-100% dei raggi UVAe UVB può ridurre il rischio di cataratta indotta dai raggi UV fino al 20%, anche se l’effettodipende dall’aderenza all’uso, dalla durata dell’esposizione e da altri fattori individuali”.AIMO raccomanda di utilizzare occhiali da sole certificati con protezione UV, preferibilmenteavvolgenti o ben aderenti al volto, indossare cappelli a tesa larga, evitare l’esposizione nelle orecentrali della giornata, mantenere una corretta idratazione e proteggere gli occhi anche nellegiornate nuvolose, perché la radiazione ultravioletta può essere presente anche quando il solesembra meno intenso. Per chi soffre di occhio secco o trascorre molte ore in ambienti climatizzati,può essere utile mantenere l’umidità interna sopra il 30%, evitare getti diretti di aria condizionata oventilatori verso il viso, usare umidificatori quando l’aria è molto secca, proteggere gli occhiall’aperto con occhiali avvolgenti e ricorrere a lacrime artificiali quando necessario, preferibilmentedopo consiglio dello specialista.Bruciore persistente, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi, fotofobia, lacrimazioneeccessiva o peggioramento della qualità visiva non dovrebbero essere liquidati come semplicifastidi estivi. In particolare, arrossamento marcato, intenso fastidio alla luce, difficoltà nell’aperturadegli occhi, bruciore significativo e calo progressivo della vista richiedono una valutazione specialistica.
“Così come abbiamo imparato a proteggere la pelle dal sole, dobbiamo abituarci a proteggere anchegli occhi”, conclude Balestrazzi. “La prevenzione passa da gesti semplici, ma continui: occhialiadeguati, attenzione alle ore più calde, idratazione, cura dell’ambiente in cui viviamo e controlliquando compaiono segnali persistenti".
