(fonte Gazzetta dello Sport)
Vi ricordate il Crotone della salvezza impossibile in Serie A, stagione 2016-17? Davide Nicola, per festeggiare quell’impresa quasi folle, prese la sua bici e si fece 1.300 chilometri in nove giorni, da Crotone a Torino. Un viaggio su due ruote diventato anche un modo per ricordare suo figlio Alessandro, morto tre anni prima in un incidente in bicicletta. Sembra passato un secolo. In realtà sono appena nove anni.
Oggi il Crotone è ultimo, a -3 punti a causa di violazioni amministrative, nel girone C di Serie C e vede avvicinarsi lo spettro della Serie D, categoria che non frequenta dalla stagione 1996-97, quando vinse il girone I. La Serie A, invece, manca ormai dal 2020-21. Da allora è iniziata una caduta progressiva, con due retrocessioni consecutive. La Serie C è ormai il giardino di casa da quattro anni, ma il problema è che, almeno per ora, nessuno sembra aver voglia di cambiare indirizzo.
IL PRESENTE— "Stiamo costruendo un progetto solido che permetta al Crotone di continuare a rappresentare il territorio. Sarà un campionato difficile, partiremo anche con una penalizzazione e ci confronteremo con piazze importanti, ma vogliamo affrontare tutto con determinazione. Per riuscirci abbiamo bisogno del sostegno della città e dei tifosi". Parole del presidente Gianni Vrenna, pronunciate a luglio durante la giornata di presentazione della stagione. Il progetto, almeno sulla carta, è chiaro: sostenibilità, giovani e un allenatore ambizioso come Leandro Greco, con l'obiettivo di tornare ai vertici il prima possibile. Peccato che il campo, almeno finora, abbia deciso di presentare un progetto leggermente diverso. L'annata è infatti iniziata nel peggiore dei modi: tre pareggi, tre sconfitte, appena cinque gol segnati e nove subiti. Non esattamente il trailer di una stagione tranquilla. Da quando il Crotone è tornato in Serie C, nella stagione 2022-23, sono arrivati un secondo, un nono, un quarto e un sesto posto. Tradotto: ogni anno, playoff promozione. Quest'anno, invece, la musica è decisamente diversa e molto più complicata. La rosa ha una media età di appena 23 anni e, al momento, il miglior marcatore è Marco Zunno con due gol. Insomma, i giovani ci sono. Ora servirebbe anche qualcuno che li accompagni fuori dal tunnel.
L’ALBUM DEI RICORDI— Pensare al Crotone in Serie A significa inevitabilmente tirare fuori dall'album dei ricordi una quantità considerevole di immagini. C'è quella storica salvezza, conquistata all'ultima giornata grazie al 3-1 contro la Lazio, con la doppietta di Nalini e il gol di Falcinelli. Ci sono le case che affacciano sullo Scida, ormai diventate quasi un elemento tattico aggiuntivo. C'è la rovesciata di bomber Simy contro la Juventus, le parate di capitan Cordaz, la regia di Mandragora e la cerniera di centrocampo composta da Crisetig e Barberis, i cervelli della squadra di Nicola. E poi la doppietta di Falcinelli contro l'Inter. E ancora, quel cartello diventato celebre: "Scusate se siamo rimasti in Serie A". C’è anche un Nicola, profetico, che durante una conferenza stampa tirò fuori una frase di Giovanni Falcone: "Se le cose sono così, non è detto che debbano andare così. Quando c'è da rimboccarsi le maniche, quando c'è da cambiare, la stragrande maggioranza delle persone preferisce lamentarsi e non fare". Infine, naturalmente, la bici. Crotone-Torino. 1.300 chilometri. Nove giorni. Perché evidentemente una salvezza all'ultima giornata non era abbastanza complicata. Dopo quella storica permanenza in Serie A, l'anno successivo arrivò la retrocessione in Serie B, con Walter Zenga in panchina. Tempo due anni e il Crotone tornò nel massimo campionato, nella stagione 2019-20, guidato dal mago delle promozioni Giovanni Stroppa. Poi il ritorno definitivo in Serie B con Serse Cosmi, nonostante un Simy da 20 gol in campionato e l'esplosione di Junior Messias, che quell'estate sarebbe passato al Milan.
GLI ULTIMI ANNI— L'ultima partita del Crotone in Serie A, ad oggi, resta lo 0-0 contro la Fiorentina del maggio 2021. Da quel momento è iniziata una discesa a tutta velocità verso gli inferi. La stagione della retrocessione in Serie C del 2022 fu chiusa addirittura con tre allenatori diversi e un diciannovesimo posto tanto amaro quanto inevitabile. La Serie C, fino a quel momento, era un campionato che i calabresi non disputavano dalla stagione 2008-09, quando si chiamava ancora Lega Pro Prima Divisione. Altra epoca. Da quattro anni la sostanza è sempre quella. Sono cambiati quattro allenatori, tra cui Silvio Baldini, ma l'ambizione di tornare al vertice è rimasta la stessa. Il problema è che adesso le cose si sono fatte davvero complicate. Lo spettro della Serie D è lì, dietro l'angolo, e per una società che appena nove anni fa pedalava verso Torino per festeggiare una salvezza miracolosa è un'immagine difficile da digerire. La piazza, però, resta calda. Il progetto è ambizioso e la voglia di tornare a essere competitivi non manca. Ora, però, bisogna pedalare. E in fretta.
