mercoledì 1 luglio 2026

ARRIVA LA MACCHINA DELLA VERITÀ

ECCO COME FUNZIONA 

Nell'immaginario, la macchina della verità è quella dei film polizieschi: tanti fili attaccati alle dita e al petto e un ago che sobbalza su un rullo di carta a ogni domanda scomoda. Il poligrafo, in fondo, lavora così: registra il battito che accelera e la pelle che reagisce quando diciamo qualcosa che preferiremmo tenere per noi, traducendo lo stress in un tracciato. Ma, di recente, un gruppo di ricercatori dell'ospedale Ann & Robert H. Lurie di Chicago e della Northwestern University ha provato a ridurre tutto quell'armamentario a un cerotto da applicare sul torace. Una sorta di poligrafo portatile, che potrebbe essere molto più utile che a smascherare una bugia...

COME FUNZIONA—  Il sensore è piccolo, senza fili, e una volta sul petto registra di continuo il ritmo cardiaco, la temperatura della pelle e la respirazione. Un'intelligenza artificiale incrocia poi questi dati e impara a riconoscere quando si allontanano dalla calma di partenza, leggendoli come spie della tensione psico-fisiologica. In questo modo si può fare a meno di fili e sensori ingombranti, che finiscono per essere anche poco attendbili: "La configurazione macchinosa - scrivono i ricercatori su Science Advances - introduce un disagio che può causare stress, compromettendo così la precisione della misurazione". Col risultato che un marchingegno pensato per misurare lo stress finisce per generarne, falsando i dati. 

IL TEST DELLA MACCHINA DELLA VERITÀ IN FORMATO CEROTTO—  Nei test su 6 volontari, il cerotto ha colto le variazioni del sistema nervoso autonomo durante gli interrogatori più delicati. Ha riconosciuto lo stress anche quando i partecipanti immergevano le mani nell'acqua gelata o affrontavano compiti che richiedevano più concentrazione. Ma non solo: il dispositivo si è rivelato utile anche a misurare il sonno dei bambini piccoli, che non sanno ancora descrivere i propri sintomi e che lasciano che il respiro e il battito del cuore parlino al posto loro. Anche senza fili collegati, il sensore/cerotto ha riconosciuto in modo costante ipopnea e apnea, cioè i respiri troppo deboli e le pause nel respiro. 

Ma fa ben sperare anche un terzo impiego, sperimentato durante alcune simulazioni in terapia intensiva, dove il cerotto potrebbe essere in grado di riconoscere per tempo i segnali di stress legati a condizioni come la sepsi. 

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