(fonte Gazzetta dello Sport)
Un allenamento in palestra intenso, o anche solo diverso dal solito, lascia delle micro-lesioni nelle fibre muscolari. Non è una novità. Ma come fanno i muscoli a riconoscere quei danni e rimuoverli senza mandare all'aria il resto della loro (preziosa) fibra? Uno studio pubblicato su Nature da un gruppo delle università di Hildesheim, Bonn e Friburgo ha mappato il sistema che se ne occupa: una rete di proteine che entra in azione a un'ora dalla sessione e che si potenzia con l'abitudine all'esercizio, ma - ahinoi - perde gran parte della sua efficienza più o meno dopo 3 settimane di stop dell'attività fisica.
I MUSCOLI FANNO PULIZIA— La forza nasce dalla parte del muscolo che si accorcia a ogni contrazione, fatta di filamenti che uno sforzo elevato può rompere. Ed è quello che accade, per esempio, con l'allenamento coi pesi. Sui punti danneggiati arriva un gruppo di proteine che riconoscono i pezzi rovinati, li marcano e li avviano allo smaltimento tramite autofagia, il processo con cui la cellula demolisce e ricicla il materiale che non funziona più. "I metodi di analisi che abbiamo usato ci hanno permesso di identificare specifiche proteine che vengono reclutate nell'apparato contrattile dopo l'esercizio di forza, dove svolgono funzioni protettive e di riparazione essenziali", spiegano i ricercatori. Una di queste proteine si occupa di grassi: si trova nelle goccioline lipidiche della cellula e regola quanto se ne usa come energia. Quando i ricercatori l'hanno ridotta in un esperimento su alcune cavie, hanno notato che lo smaltimento dei pezzi danneggiati si inceppava. Lo stesso è successo togliendo un'altra proteina, che serve a tenere in ordine la struttura del muscolo.
EVITARE I LUNGHI STOP— Allo studio hanno partecipato otto volontari attivi che non allenavano le gambe da almeno un mese. Il percorso prevedeva tre fasi: una seduta di sovraccarico da non allenati, sei settimane con due allenamenti a settimana, tre settimane di riposo completo. Alla fine di ogni fase si ripeteva la stessa seduta, con prelievi di tessuto dalla coscia quattro giorni prima e un'ora dopo. Dopo le 6 settimane il test ha prodotto una risposta molto più contenuta: meno proteine accumulate nei punti danneggiati e meno fibre con lesioni interne visibili. È quello che nella fisiologia dello sport viene chiamato effetto ripetizione, cioè l'allenamento che la prima volta lascia indolenziti e danneggiati e qualche settimana dopo crea molti meno problemi. "I nostri risultati mostrano come l'intensità dell'allenamento e la storia di allenamento influenzino sia il danno muscolare sia l'attivazione del macchinario di riparazione", precisano i ricercatori. "Questo potrebbe aiutarci a ottimizzare la sequenza delle sedute di allenamento per gli atleti e i programmi di riabilitazione per i pazienti in ambito clinico".
COSA SUCCEDE QUANDO SI SMETTE— Ma non è tutto: dopo 3 settimane di stop, i muscoli erano tornati ai valori di partenza con una crescita di lesioni nelle fibre e l'attività delle proteine riparatrici nei punti danneggiati. Questo lascerebbe pensare che chi riprende ad allenarsi dopo una pausa di circa 3 settimane si ritrova con muscoli che affrontano lo sforzo quasi come fossero i primi allenamenti e devono ricostruire il loro sistema di protezione.
Per ora è solo un piccolo studio e resta da capire se la regola delle 3 settimane funzioni allo stesso modo anche nelle donne, con l'avanzare dell'età o con una diversa composizione delle fibre. Per averne conferma definitiva, i ricercatori hanno realizzato programmi di allenamento per gli atleti dei centri olimpici tedeschi e dei corpi di polizia ed esercito: saranno loro a dirci se 3 settimane di stop sono cryptonite per i muscoli o se anche qualche giorno in più di vacanza dalla palestra non è poi il finimondo.
