domenica 4 ottobre 2026

EMOTIONAL FITNESS

ALLENARE IL CORPO E GESTIRE LE EMOZIONI 
(fonte Gazzetta dello Sport)

Quando si parla di emotional fitness si pensa a meditazione e terapia. Le emozioni non vivono solo nella testa: si sentono nel battito cardiaco, nella tensione dei muscoli, nella fame improvvisa e incontrollata o nell’inappetenza. Cosa vuol dire? "Emotional fitness significa allenare la capacità di riconoscere, tollerare e regolare ciò che proviamo, come si allena la forza: con costanza, gradualità e strumenti concreti" spiega la dottoressa Maria Luigia Augello, Psicologa di MioDottore. "Movimento e alimentazione sono tra i più accessibili. Non risolvono tutto e non sostituiscono un supporto psicologico quando serve, ma creano le condizioni fisiologiche in cui gestire stress, rabbia o ansia diventa più semplice. Un corpo che dorme, si muove e mangia con regolarità offre al cervello una base stabile su cui lavorare".
"Durante lo sforzo aumentano endorfine e dopamina, e nel tempo l'allenamento regolare riduce la reattività allo stress e aiuta contro ansia e tono dell’umore. C'è poi un effetto meno noto: allenarsi significa esporsi in modo controllato a sensazioni scomode, come fiato corto e fatica, e imparare a restarci senza allarmarsi" spiega la dottoressa Maria Luigia Augello. È una palestra di tolleranza al disagio. Non serve esagerare: 150 minuti a settimana di attività moderata, come camminata veloce o bici, più due sedute di forza sono un ottimo punto di partenza. Se sei agitato, scegli un lavoro intenso; se sei svuotato, una passeggiata o della mobilità.
Lunghi digiuni o pasti ricchi di zuccheri semplici causano sbalzi glicemici che possono aumentare irritabilità, stanchezza e difficoltà di concentrazione: "la fame nervosa ha spesso una componente fisiologica. Pasti regolari con proteine, fibre e grassi buoni, come legumi, uova, pesce, frutta secca, olio extravergine e verdure, mantengono l'energia più stabile" evidenzia l'esperta. Cresce poi l'interesse per l'asse intestino-cervello: "una dieta varia, ricca di fibre e alimenti fermentati come yogurt e kefir, sostiene il microbiota, che dialoga con il sistema nervoso. Le evidenze sono ancora in evoluzione, ma vanno nella direzione della dieta mediterranea, associata a un minor rischio di depressione". Non esistono cibi miracolosi: conta il modello complessivo.
Mangiare per calmare noia, tristezza o ansia è umano, ma diventa un problema quando è l'unica alternativa. "Prima di aprire il frigo, fai tre respiri e chiediti: ho fame fisica o cerco conforto? Se è fame, mangia senza sensi di colpa. Se è un'emozione, nominala e prova una via d'uscita: due minuti di respirazione, una telefonata, qualche passo fuori" consiglia la psicologa. Ogni tanto il cibo sarà una consolazione, ed è normale. "Evita invece la logica di premio e punizione: allenarti per smaltire o mangiare poco per meritarti il movimento alimenta ansia e colpa, l'opposto dell'equilibrio emotivo".
"Scegli un solo gesto per settimana: una camminata di 20 minuti dopo pranzo, una colazione con proteine, sette ore di sonno. Osserva come cambia il tuo umore nelle ore successive e annotalo. L'emotional fitness si costruisce così, con piccole ripetizioni che ci rendono più stabili e più capaci di stare in ciò che sentiamo" consiglia la dottoressa Augello. Se il disagio è intenso o persistente, rivolgiti a un professionista: chiedere aiuto fa parte dell'allenamento.

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