mercoledì 7 ottobre 2026

L'ULTIMO TANGO DI MESSI

LEO DICE ADDIO ALL'ARGENTINA

(fonte Gazzetta dello Sport)

Enrique Santos Discépolo, celebre compositore argentino, diceva che “il tango è un pensiero triste che si balla”. L’Argentina e Leo Messi l’hanno ballato insieme un’ultima volta al Monumental, davanti a 85.000 persone vestite di biancoazzurro, pronte a salutare il loro idolo di sempre. Tra queste, c’erano anche indiani con facce di Leo tatuate sulla pelle e francesi. A Buenos Aires è stata una serata che ha condensato emozioni di tutti i tipi: le lacrime sul pullman di Messi, il sorriso dopo il gol, la rabbia per essersene divorati altri tre. L’ultimo tango di Leo è stato malinconico e commovente, anche perché è stata la prima partita in nazionale giocata senza papà Jorge, scomparso lo scorso agosto. Una perdita che ha contribuito fortemente a dire addio all’Argentina. Contro il Benin, 93° nel ranking, Messi ha regalato due assist e segnato su rigore, che con questa maglia storicamente non è mai stato la specialità della casa. Finisce 3-0 per l’Argentina. Ma soprattutto finisce un’era: quella cominciata 21 anni fa e chiusa con 126 gol, 67 assist e 208 presenze. Recordman di tutto. Lunga vita a re Messi. 

GOL E DUE ASSIST—  Messi ha impiegato un tempo per sciogliersi. Troppa emozione, evidentemente, anche nelle gambe. Nei primi 45 minuti si è divorato un gol, ha sbagliato aperture e appoggi non proprio da lui. L’ingresso in campo con i tre figli e l’inno nazionale l’hanno paralizzato. E non era l’unico: Scaloni, il nono ct della Pulce, è rimasto in lacrime per buona parte della prima mezz’ora. I due Lionel, che nel 2018 si sono presi per mano e hanno iniziato una storia diventata vincente, cominciata con la maledizione spezzata della Copa America vinta nel 2021. Due parole se le merita anche il Benin, che si è fatto quasi 8.000 chilometri di volo non per fare la comparsa. Anzi. Ha sfruttato l’occasione per mettersi in mostra davanti al mondo e ha inchiodato il primo tempo sullo 0-0, sfiorando più volte il vantaggio con Junior Olaitan, trequartista del Besiktas di Italiano che in patria chiamano addirittura “il Pogba del Benin”. Insomma, il Dibu ha dovuto parare. Nel secondo tempo si è acceso Messi e con lui anche la partita. Al 48’ l’assist da calcio d’angolo per il piatto al volo di Otamendi, anche lui all’ultima con l’Albiceleste. Al 61’ l’appoggio per la meraviglia da fuori area di Nico Paz (sinistro a giro nell’angolino). Al 71’ il rigore spedito all’incrocio. Nel mezzo un palo, tre gol divorati e anche qualche gesto di stizza seppur con occhi lucidi. 

LA SERATA—  Più che una partita di calcio, è stata una celebrazione continua. Cori, giochi di luce, fuochi d’artificio e, al centro del Monumental, una maglia di Messi lunga 30 metri con il numero 10 e la scritta “Gracias”. Questo è stato il pre-gara, arricchito da un regalo che il capitano del Benin, Sessi D’Almeida, ha consegnato a Messi durante lo scambio dei gagliardetti: una statuina dorata raffigurante una guerriera con armi e armatura, simbolo delle Amazzoni del Dahomey, le celebri soldatesse dell’antico regno africano. Un omaggio a forza, coraggio e disciplina. Insieme alla statuina, anche una lettera per Leo. Sul Benin merita una riga anche il suo ct: Gernot Rohr è tedesco e, da giocatore, ha vinto la Coppa dei Campioni con il Bayern Monaco. Da allenatore, invece, ha allenato un giovanissimo Zinedine Zidane al Bordeaux. E gli “italiani”? Lautaro non ha inciso e ha giocato 78 minuti. Mastantuono si è divorato un gol a porta vuota, Nico Gonzalez ha sfiorato un assist a Messi e Nico Paz ha impiegato meno di un minuto dal suo ingresso in campo per segnare il suo terzo gol di fila in queste amichevoli con l’Argentina. Poi il finale: festa, lacrime, discorsi e il commiato del giocatore più vincente della storia dell’Albiceleste. L’ultimo tango di Leo è finito con tutti che piangevano. E come tutti i grandi tanghi, ha lasciato un po’ di tristezza. Ma anche la sensazione di aver assistito a qualcosa che, molto probabilmente, non rivedremo mai più.

 

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