Le sigarette elettroniche vengono ancora oggi percepite come un'alternativa meno dannosa per il nostro organismo rispetto alle sigarette tradizionali, e in alcuni casi lo sono davvero. Negli ultimi anni le e-cig sono state al centro di tantissimi studi che hanno provato a chiarire tanti aspetti ancora sconosciuti sugli effetti sui nostri organi. Un nuovo studio, pubblicato negli ultimi giorni, ha aggiunto un ulteriore tassello: quanto tempo ci vuole perché il vapore delle sigarette elettroniche cominci a danneggiare i nostri polmoni?
La risposta arriva da uno studio guidato da Irina Petrache del National Jewish Health, pubblicato su JCI Insight: bastano poche ore, mentre alcuni effetti persistono anche dopo che l’esposizione è cessata, lasciando il tessuto polmonare più vulnerabile alle infezioni virali.
IL DANNO COMPARE ENTRO 24 ORE— Gli esperimenti sono stati condotti su cellule epiteliali ed endoteliali polmonari umane e su sezioni di tessuto polmonare umano, esposte al vapore delle sigarette elettroniche in condizioni sperimentali controllate. I ricercatori si sono concentrati sul polmone distale, la porzione più profonda e periferica dell'apparato respiratorio, dove avvengono gli scambi di ossigeno con il sangue, la zona più delicata e difficile da raggiungere, ma anche la più critica per la funzione respiratoria.
Entro 24 ore dall'esposizione si osservava già un danno alla barriera protettiva del polmone distale, così come stress cellulare, compromissione dei processi attraverso cui le cellule eliminano le proprie componenti danneggiate, ma anche un rallentamento della crescita e dei meccanismi di riparazione cellulare e un aumento della morte delle cellule.
Oltre alla rapidità di comparsa del danno, i ricercatori sono riusciti ad accertare che una parte di esso non scompare con la cessazione dell’esposizione. Dopo cinque giorni di contatto con il vapore, i segnali di stress polmonare erano ancora rilevabili dieci giorni dopo l’interruzione e persistevano anche le modificazioni della funzione di barriera e del rimodellamento dei tessuti.
I ricercatori hanno osservato anche delle alterazioni persistenti dell’immunità Th1, una componente della risposta immunitaria fondamentale nella difesa dalle infezioni virali. Quando i modelli di tessuto precedentemente esposti al vapore delle sigarette elettroniche sono stati successivamente infettati con SARS-CoV-2, gli esperti hanno rilevato una maggiore carica virale e una ridotta attività di diversi geni coinvolti nella risposta antivirale, come se l’esposizione al vapore possa lasciare il tessuto polmonare meno preparato ad affrontare una successiva infezione.
"I nostri risultati suggeriscono che anche un’esposizione di breve durata al vaping può avviare un danno nelle regioni più profonde e delicate del polmone", ha sottolineato Irina Petrache, pneumologa e responsabile della Division of Pulmonary, Critical Care and Sleep Medicine del National Jewish Health, secondo la quale "è importante sottolineare che alcuni effetti sono persistiti dopo la fine dell’esposizione e hanno modificato la risposta immunitaria a una successiva infezione virale".
QUALI SONO I LIMITI DELLO STUDIO— Petrache si è anche affrettata a delimitare la portata dei risultati, dal momento che si è trattato di uno studio preclinico, condotto su cellule e tessuti in condizioni sperimentali, e non su persone. Non è stato quindi possibile dimostrare che pochi giorni di utilizzo di sigarette elettroniche producano nell’uomo esattamente gli stessi effetti osservati nei modelli di laboratorio, ma ulteriori studi clinici sulle persone potranno essere in grado di confermare queste evidenze e chiarire meglio le conseguenze dell’esposizione ripetuta nel lungo periodo.
