sabato 25 luglio 2026

RESTARE LUCIDI SOTTO PRESSIONE

IL METODO DEL MENTAL COACH

(fonte Gazzetta dello Sport)

Nello sport si parla molto di preparazione atletica, tecnica, tattica. Molto meno di ciò che accade nella testa quando la pressione aumenta, eppure è spesso lì che una prestazione si costruisce o si sgretola. Ne parliamo con Valerio Giordani, che il tema lo affronta da due lati: mental coach professionista dal 2023, e calciatore alla diciottesima stagione, sei anni di campionati di vertice con il Trastevere e quasi dieci in Serie A di beach soccer.

IL PRIMO PASSO—  Prima delle tecniche, prima degli esercizi, c'è una condizione d'ingresso. E non è negoziabile. "Chiedo una sola dote, per me fondamentale: la sincerità. Verso se stessi, e verso di me. Creare un rapporto vero, autentico, è l'inizio per raggiungere una conoscenza totale del proprio sé. Da lì si costruisce un percorso su misura, perché ogni atleta è diverso”.

COME ANALIZZARE—  Il punto è che l'atleta, quasi sempre, è l'ultimo ad accorgersene. Ma il corpo parla prima. "L'esitazione. Il giocatore riceve palla e invece di agire immediatamente rallenta, si ferma, perde il tempo giusto. Non è un limite tecnico: è la mente che invade lo spazio dell'azione. Poi c'è l'errore di giudizio, passaggi semplici sbagliati, scelte poco lucide. E ci sono i segnali del corpo: gesti di frustrazione, dialogo interno negativo, sguardo abbassato dopo un errore. L'overthinking non è solo mentale, si riflette nel linguaggio del corpo”.

COME GESTIRE L'ERRORE—  Sbagliare fa parte del gioco. Il problema nasce dopo, in quello che succede nei minuti successivi. "L'errore diventa un problema quando ci si identifica con esso. Immaginiamo un attaccante che sbaglia un'occasione nei primi minuti: invece di lasciarla andare, continua a ripensarci. Ogni volta che riceve palla il pensiero torna lì. Quando si ritrova di nuovo solo davanti al portiere, invece di reagire in modo istintivo entra in conflitto interno: 'non posso sbagliare di nuovo'. Quel pensiero crea tensione muscolare, rallenta la decisione, aumenta la probabilità di errore. È sovraccarico cognitivo. Il lavoro consiste nel ristrutturare il dialogo interno: trasformare 'non devo sbagliare' in 'faccio la cosa giusta ora'”.

COSA INSEGNA IL CAMPO—  La differenza, per Giordani, è che tutto questo non lo studia soltanto. La domenica lo attraversa. "Sei anni a Trastevere in D - tre secondi posti, un terzo, una vittoria ai playoff - in un ambiente che ti entra dentro. Con gli altri veterani ci siamo assunti un compito preciso: trasmettere ai giovani il senso di appartenenza e responsabilità, trainandoli nel percorso, infondendo sicurezza nel loro animo. E il beach soccer è un'altra scuola ancora: ti dà la possibilità di vivere in poco tempo le emozioni di un'intera stagione calcistica. Competi contro campioni, impari da ragazzi stranieri, per lo più brasiliani, che lo fanno tutto l'anno. Condividere lo spogliatoio con un'altra cultura ti dona tanto”.

GLI STRUMENTI PRATICI—  Non serve un master per iniziare. Serve sapere cosa fare, e in che ordine. "Il primo passo è la consapevolezza: riconoscere quando si sta entrando in un dialogo interno negativo. Poi la respirazione profonda - sembra semplice, ma il respiro regola il sistema nervoso, e rallentarlo aiuta a ridurre l'attivazione eccessiva e recuperare lucidità. La focalizzazione sull'azione presente: riportare l'attenzione su ciò che accade ora, non su ciò che è accaduto prima o potrebbe accadere. La visualizzazione positiva, allenarsi mentalmente a vedersi mentre si compie un gesto tecnico in modo fluido e sicuro: il cervello in parte non distingue tra esperienza reale e immaginata, e questo rafforza la fiducia. Infine le routine pre-partita, una sequenza di azioni ripetute che stabilizza lo stato mentale e riduce l'incertezza".

IL PENSIERO NON VA ELIMINATO—  Attenzione a non fraintendere: l'obiettivo non è smettere di ragionare. È dare al pensiero il suo spazio, e togliergli quello che non gli compete. "Va riportato al suo ruolo corretto. Serve in fase di preparazione, nello studio tattico, nell'analisi post-partita. Durante la gara deve lasciare spazio agli automatismi costruiti in allenamento. Ho seguito atleti che arrivavano alla partita con un'ansia evidente: dopo un percorso mirato hanno imparato a gestire l'attivazione emotiva e a decidere più rapidamente. Il talento era già presente, bisognava solo liberarlo dal rumore mentale”.

L'OBIETTIVO FINALE—  Nessuna scorciatoia, nessuna promessa di risultati immediati. Solo una direzione, e vale per chi allena quanto per chi viene allenato. "Vivere nel qui e ora, essere in pace con se stessi, sapere di essere resilienti. Con i ragazzi che seguo il metro è vederli cambiare e raggiungere i loro obiettivi: è motivo di orgoglio e soddisfazione. E vale anche per me: so di voler approfondire i miei studi per essere domani un pezzettino migliore di oggi. Il viaggio è ancora lungo”.


 

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