(fonte Gazzetta dello Sport)
Proteine a colazione, negli snack, negli yogurt e nelle bevande: negli ultimi anni sono diventate protagoniste dell'alimentazione, soprattutto per chi pratica sport. Ma più proteine significa necessariamente più salute e longevità? Una revisione mette in discussione questa convinzione.
COSA DICE LA SCIENZA SU INVECCHIAMENTO E PROTEINE— Gli esperti hanno passato in rassegna oltre 350 studi sul rapporto tra restrizione delle proteine, metabolismo, invecchiamento e longevità. Conclusione: meno proteine, più spazio ai meccanismi di “riparazione”. La revisione, infatti, suggerisce che ridurre l'apporto proteico potrebbe influenzare positivamente diversi processi biologici. Tra gli effetti osservati: un miglioramento della funzione metabolica; una riduzione del danno cellulare e dell’infiammazione; e modificazioni dei sistemi con cui le cellule percepiscono e utilizzano i nutrienti. Un ruolo particolare sembra averlo l'FGF21, un ormone che aumenta quando diminuisce l'assunzione di proteine. Secondo gli studi esaminati, livelli più elevati di FGF21 possono favorire il dispendio energetico, migliorare la regolazione della glicemia e ridurre l'infiammazione. Nei topi, inoltre, livelli elevati dell'ormone sono stati associati a una maggiore longevità. L'aumento dell'FGF21 in risposta a una minore assunzione proteica è stato osservato anche nell’uomo.
NON ESAGERARE— La stessa revisione sottolinea che le proteine restano fondamentali per la crescita muscolare e per la risposta all'esercizio fisico. Un maggiore apporto può inoltre aiutare nella perdita di peso e nella conservazione della massa muscolare, soprattutto negli adulti più anziani. Non si tratta, quindi, di abolirle, ma di soggettivizzarne l’apporto in base all’età e al livello di attività fisica. Secondo gli autori, chi si muove regolarmente potrebbe utilizzare le proteine in modo diverso, indirizzandole verso la costruzione e il mantenimento del tessuto muscolare. Per molte persone sedentarie, soprattutto in un'alimentazione già ricca di proteine, aumentarne ulteriormente il consumo potrebbe non offrire i benefici attesi. La revisione prende in esame anche alcuni aminoacidi, in particolare metionina, isoleucina e valina. Un'eccessiva disponibilità di questi nutrienti potrebbe mantenere attive vie biologiche legate alla crescita che, se stimolate in modo persistente, sono state associate a processi come obesità, infiammazione e altri fenomeni collegati all'invecchiamento. Il punto, dunque, non è dichiarare guerra alle proteine, ma ridimensionare l'idea che più sia sempre meglio.
