venerdì 6 novembre 2026

INTERVISTA A VIOLANTE PLACIDO

"L'EQUITAZIONE MI HA INSEGNATO A RIALZARMI

a cura di Pietro Razzini (fonte Gazzetta dello Sport)

Attrice, cantante e artista capace di attraversare linguaggi espressivi diversi, Violante Placido ha sempre coltivato un rapporto speciale con lo sport. Una passione nata quando era ragazza e vissuta anche a livello agonistico, soprattutto attraverso l'equitazione e il salto ostacoli, disciplina che le ha insegnato il valore della costanza, della concentrazione e della capacità di rialzarsi dopo una caduta. Insegnamenti che ancora oggi accompagnano il suo percorso professionale e il suo modo di affrontare le sfide. Gazza Active l'ha incontrata in occasione dell'evento Mangiamusica organizzato a Fidenza da Gianluigi Negri. Il prossimo appuntamento sul palcoscenico per lei sarà il 6 novembre, quando debutterà al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto con Marilyn, show dedicato a Marilyn Monroe, una donna e un'artista che Violante Placido ama da sempre. “Un po' di ansia c'è, lo ammetto. Stiamo finendo di unire tutti i pezzi dello spettacolo: ogni giorno continuiamo a costruire il prodotto finale. C'è poco tempo per pensare ad altro: vorrei che fosse tutto perfetto. Sono grata di questa opportunità: non immaginavo che potesse nascere un'occasione del genere. Con Marilyn sono cresciuta, ho visto tutti i suoi film e amo le sue canzoni. Quando il regista Salvatore Sito mi ha proposto questo progetto, gli ho chiesto se sapesse della mia passione per lei. Non ne era a conoscenza. È stata una bella sorpresa anche per lui”.

Quanto è stato impegnativo entrare nei panni di un'icona come Marilyn Monroe? Che tipo di lavoro c'è stato alle spalle?

“La sfida c'è, naturalmente: voglio soprattutto lasciarmi travolgere dall'amore che provo per lei. Vorrei condividere con il pubblico Norma Jeane, quella ragazza che aveva un sogno, e raccontare il confronto tra le due anime: la ragazza e la diva, la donna e il personaggio. È interessante esplorare come queste due identità abbiano dovuto convivere l'una con l'altra, fino ad arrivare a una sorta di resa dei conti. Dietro una fama così grande può esserci qualcosa che divora la persona. Nello spettacolo ci saranno anche gli elementi dell'Orchestra della Fondazione Luciano Pavarotti e alcuni dei brani più iconici legati alla sua vita”.

Il suo rapporto con lo sport è stato intenso fin da ragazza. Quali insegnamenti dell'attività agonistica ritrova oggi nel suo lavoro di attrice e cantante?

“Lo sport praticato a livello agonistico insegna a prepararsi con costanza, ad allenare l'impegno e a superare i propri limiti. Ho praticato diverse discipline nella mia vita : equitazione, danza, sci, atletica. Ma il mio grande amore è sempre stato l'equitazione, in particolare il salto ostacoli”.

Che cosa le ha lasciato l'equitazione agonistica?

“L'equitazione ti insegna soprattutto a rialzarti e a ritrovare il coraggio. È uno sport che ti mette continuamente alla prova. Ma c'è anche un aspetto che mi ha sempre affascinata: il mondo dei cavalli è itinerante, ti porta a incontrare persone di tutte le età e a confrontarti con realtà molto diverse. Nelle gare nazionali si concorre insieme, uomini e donne, senza distinzioni di età. Ricordo che a 15 anni vinsi una gara lasciandomi alle spalle anche uomini di 35 anni. È un'esperienza che mi ha formato molto. Ritrovo qualcosa di simile anche nel teatro, dove le compagnie sono composte da persone con età, sensibilità e percorsi differenti”.

Le manca l'adrenalina della competizione?

“Oggi ritrovo l’adrenalina sul palco anche se è qualcosa di un po’ diverso. In ambito sportivo mi allenavo tutti i giorni per rendere al meglio in una “esibizione” di 50 secondi. La disciplina è fondamentale. Anche a teatro serve ma la concentrazione deve durare più a lungo. A cavallo in pochi secondi bisogna riuscire a dare il meglio. Sul palcoscenico, invece, serve cavalcare l'emozione iniziale, quella che dà la carica, e portarla con sè per tutto il tempo dello spettacolo”.

Yoga e meditazione fanno ancora parte della sua quotidianità? Come è cambiato negli anni il suo rapporto con il corpo e con il benessere?

"È un rapporto che si è ampliato. Ho un senso di autonomia innato, sono un po' autodidatta e cerco di gestire da sola le mie attività, adattandole alle mie necessità. Non devo necessariamente uscire di casa: posso creare tra le mura domestiche il mio spazio, ritagliandomi un momento per fare yoga. Mi piacerebbe riuscire a dedicargli ancora più tempo, devo stimolarmi. Quando praticavo equitazione non ero mai pigra, perché avevo un obiettivo preciso. Quando invece faccio attività fisica pensando a un benessere che arriverà nel lungo periodo, mi manca lo stimolo immediato. Serve capire che prendersi cura di sé è un investimento enorme per il futuro. L'ideale sarebbe riuscire a dedicare al proprio corpo e alla propria mente almeno tre momenti alla settimana”.

Come si prepara in vista di uno spettacolo impegnativo come Marilyn?

“Questo show rappresenta una sfida ulteriore. Ci sono cambi d'abito da gestire in poco tempo, coreografie da imparare e un importante lavoro di memoria da sviluppare. Abitualmente alleno la voce attraverso esercizi di riscaldamento. Inoltre, seguendo gli insegnamenti del maestro Paramahansa Yogananda, pratico esercizi di rilassamento del corpo. Sono esercizi legati alla realizzazione del sé: aiutano a ritrovare la concentrazione e a sentirsi centrati. Farli quotidianamente dà una carica positiva e permette di sciogliere tutti i muscoli. Credo che per un attore sia fondamentale: se sei rilassato, tutto quello che hai preparato può sgorgare nel modo migliore”.

Da adolescente sognava di arrivare alle Olimpiadi nel salto ostacoli. Se ripensa a quella ragazza che immaginava un futuro da atleta, quali insegnamenti sente di portare ancora con sé?

“Sono sempre stata più portata per gli sport individuali. Mi piace la sfida con me stessa, ho l'ambizione di migliorarmi costantemente. È bello poter crescere attraverso una passione: è ciò che accende il tuo motore. Non deve necessariamente essere uno sport praticato a livello agonistico o un'attività destinata a diventare una professione: può essere anche un hobby. L'importante è nutrire il proprio talento, coltivare qualcosa che ci piace e che ci spinge a crescere”. 

 

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